Voci che aprono spazi di comprensione. Del mondo, della vita, di sé.

Settembre

Nel respiro dei poggi di settembre
La vigna s’accende di rame e di luce
Vibra ogni tralcio sotto il peso
Di un’estate da poco compiuta
Le mani
Arcaiche e pazienti
Sfiorano i grappoli come reliquie
E il suono delle forbici
È musica d’attesa
Scende nei tini il cuore dell’uva
Si scioglie in mosto il segreto dono del sole
E l’aria limpida
Impregnata di dolcezza e di speranza
S’inclina su una fedele preghiera
Oh settembre
Intoni gioioso
La canzone del nettare degli acini
Custodisci nel tuo grembo
L’ebbrezza silenziosa
Il capriccio e la ricchezza della terra
E’ la vendemmia
Come ogni anno
Saremo insieme a cantare
A cogliere i frutti del sole
Scandire il volo del tempo
Al consueto lento maturare delle stagioni
Vedo innanzi a me
Scivolare sul palcoscenico dei ricordi
Un trionfo di colori e di profumi
L’ebbrezza silenziosa e complice
Le corse sfrenate dei bimbi fra i filari
I giochi chiassosi e gai
Segni perenni di speranza
Grappoli ricolmi di sublime desiderio di vita
Il paese riunito
Nel rito antico della raccolta
La fatica silenziosa della famiglia
La saga attesa della pigiata
Le aie affollate
Le cantine traboccanti di mosto
E quella fragranza insistente per l’aria
Che ancora pervade
La memoria
Intorno
Le colline spoglie
I tralci distesi
Nudi
Allineati sul profilo dei declivi
E stanchi come cicale di un giorno speciale
Poi la processione verso casa
Insieme alle rondini
Ancora nelle orecchie
Echi di voci lontane
Indistinte
Canti d’ebbrezza
Festa dell’anima lieta
Danze disegnate
Quasi frettolose
Nella campagna lucente
Ed il sapore aspro del commiato
Dei vignaioli dal pendio
All’ultimo raggio del tramonto
Ad occidente

 

 

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Crediti immagine:

La vendemmia, Carlo Ferranti (1840-1908), Pubblico dominio via Wikimedia Commons

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