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“Fantasticheria” e l’ideale dell’ostrica

La raccolta Vita dei campi si apre con il racconto Fantasticheria nel quale Giovanni Verga si rivolge in prima persona a una donna aristocratica con la quale dice di aver trascorso quarantott’ore nel paese di Aci Trezza.

Rievocando i momenti vissuti insieme alla dama durante la loro permanenza nel piccolo borgo di pescatori, baciato dal sole e fatto di camminate e di scogli su un mare calmo, con un mucchio di casette “che dormivano quasi raggomitolate sulla riva”, lo scrittore tratteggia in poche righe il ribaltamento dello stato d’animo della donna che passa dalla curiosità entusiastica iniziale, con la quale ella apre i due giorni che si accingeva a trascorrere nel paesino siciliano, alla noia, suggellata dalla considerazione “Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita”, rievocata dallo scrittore, che conclude la permanenza della dama in questo scorcio bello ma poco stimolante della Sicilia orientale, stanca e in attesa di soddisfare la sua voglia di novità.

All’incapacità di comprendere questo mondo, diverso da chi possiede “centomila lire di entrata”, Verga propone un capovolgimento di prospettiva. L’invito dello scrittore è quello di rimpicciolire “tutto l’orizzonte tra due zolle” e “patire un po’ di tutti gli stenti” che la gente del luogo tutti i giorni soffre “fra quegli scogli giganteschi, incastonati nell’azzurro, che vi facevano batter le mani per ammirazione”.
Il suggerimento è quello di rimpiazzare il “cannocchiale” col quale si è soliti osservare da lontano, a distanza, la vita degli altri, con il “microscopio” attraverso cui guardare “le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori”.
Fantasticheria è l’opera che più direttamente anticipa il romanzo I Malavoglia: se ne presenta l’ambientazione e se ne annuncia la tematica principale e le caratteristiche dei personaggi. Al centro è “l’ideale dell’ostrica”, cioè il legame viscerale di quella povera gente, che abita il paese di Acitrezza, con lo “scoglio”, ossia tutta quella realtà geografica e sociale, per sineddoche, che determina il microcosmo di cui gli abitanti sono figli.

Alla trama del romanzo ormai prossimo si allude presentandola come un dramma articolato sul nodo cruciale dell’attaccamento al luogo natio e dell’esigenza esistenziale, al contempo, di allontanarsene.
La voce narrante di Fantasticheria evidenzia il nodo cruciale che rappresenta il destino esistenziale crudele e ineludibile a cui andranno incontro i personaggi dell’opera. Così si esprime, infatti, Verga in Fantasticheria:
“Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dal gruppo per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo, il mondo da pesce vorace com’è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui”.

Il racconto non nasconde però il coinvolgimento e l’inclinazione dello scrittore nei confronti degli abitanti del piccolo borgo. Si percepisce la simpatia del Verga per la loro dignità e per il modo tenace con cui essi affrontano la loro vita: costante dell’esistenza dei personaggi del paesino del catanese è la “religione della famiglia”, sentimento che ispira la morale per la quale gli uomini del popolo agiscono e si sacrificano.
Si individua l’obiettivo del bene di sé e del proprio nucleo familiare come motore delle azioni e dei sacrifici quotidiani e, al contempo, come baluardo di difesa invalicabile nei confronti di un mondo al di fuori, moderno, che non può attrarre.
Per un attimo lo stesso Verga pare poter indicare in un anziano pescatore, col quale durante la permanenza ad Acitrezza lui e l’amica si erano interfacciati, un modello comportamentale da imitare. Lo scrittore riferisce che quell’uomo, “vissuto sempre fra quei sassi”, nei pochi momenti di pausa dal suo lavoro quotidiano, “non avrebbe mai voltato la testa per vedervi”, cioè non avrebbe mostrato interesse nei riguardi della bella donna, perché immune alla sua seduzione e al suo fascino.

Verga fantastica sulla possibilità che anch’egli possa condividere questa capacità di rimanere impassibili nei riguardi delle attrattive di un mondo moderno, incapace di intaccare la ferrea morale che sostanzia la condizione esistenziale incarnata dal vecchio pescatore.

La piccola realtà del paese appare allo scrittore siciliano un ambiente intriso di valori, in cui si realizza idillicamente il raggiungimento di quella condizione di interiore serenità dalla quale è lontano quel mondo moderno del quale l’amica è rappresentante emblematica.
Il destino dei personaggi dei racconti di tutta la raccolta Vita dei campi sarà però drammatica, come sottolinea Andrea Manganaro nella sua monografia dedicata a Verga. La modernità incombente, con le sue prerogative mosse dall’interesse economico e dal materialismo del progresso, rappresenterà un’onda che spazzerà via tutto. Quel mondo arcaico risulterà svuotato dei suoi valori e il proposito romantico di rifugiarvisi all’interno sarà vano anche per Giovanni Verga, personalmente costretto ad allontanarsene e a vederlo svanire (A. Manganaro Verga, Acireale-Roma, Bonanno, 2011 “Scrittori d’Italia”, 1).

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