Vorrei affidare
La sottile malinconia che mi assale
Agli accenti di poesia
Dei grandi spiriti
Quelli che risuonano nell’anima
Di tanti
Voci recitate
Come note
Di una melodia indistinta
Struggente
Mi aggrappo
Alla ingannevole magia
Di quelle arie
Angeliche
Vibranti nell’aria
Come corde di un violino
Vorrei poter rivivere quell’angoscia
Quello stupore
Quella gioia
Quella meraviglia
Quello sdegno
Quel coraggio
Insieme a quel velo di speranza che le pervade
Invece resto
Prigioniero e vittima
Di svogliate sensazioni
Avvinto
Incatenato
Dalla geometria delle parole
Di questa antica cetra
E mi pare di essere rimasto solo
Abbandonato
Dagli eventi
Su un filo di una strada sterrata
Fra due vecchi pali
Dei tanti che ancora affollano
Le nostre periferie
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