La memoria del cuore elimina i cattivi ricordi e magnifica quelli buoni, e grazie a questo artificio, siamo in grado di superare il passato.
Gabriel Garcia Marquez
Sento una flebile voce
Sempre meno limpida
L’eco di qualche lontana nota
Segno intonato del lancio di un messaggio
Le forme lucenti di quelle foglie d’autunno
Vestono di malinconia i sentieri del bosco
Antiche icone della danza delle stagioni
Indici di una favola genuina
Piena di ricordi
Di immagini
Rimpianti
Che vedo svanire adagio
Ondeggiare lievi alle carezze
E ai capricci del vento
Si lasciano accompagnare
Obbedienti e miti all’amara legge dell’esistenza
Verso la china dell’umano oblio
A niente valgono il chiasso delle città
L’indifferenza della folla distratta
La fretta di correre verso mete ambiziose
E vaghe
La nostra
È una dolce camminata
Su un tappeto morbido
Intatto
Velato da una sottile coltre di nostalgia
Inondato di profonde
Intense melodie
Illuminato dal desiderio
Il cuore in lacrime
Soffocato dall’illusione del sogno
Colorato di tenue speranza
La tua anima forte
Caro amico mio
Non teme la terra inesplorata del mistero
Non ti importa della sorte del corpo
Ma solo ti trafigge insistente nell’anima una punta di angoscia
Per quella ignara
Umida
Nebbiosa polvere del tempo
Quello spazio lucente
Carico di silenzi infiniti
Dall’ombra verde della radura
E quel tremore
Arcano
Abbagliante
Dietro l’euforia giocosa del palcoscenico della vita
Le foglie dell’autunno con i loro struggenti colori sono sempre state la metafora dei ricordi e dei rimpianti che “ondeggiano” fino a svanire insieme ai “capricci del vento” nella vita di ognuno.

Lascia un commento