Subito dopo l’epoca di Davide e di suo figlio Salomone, l’unità politica del regno ebraico si rompe immediatamente. Non appena cessa la pressione filistea che aveva spinto le tribù a unirsi, riemergono le antiche rivalità interne. Nel 930 a.C. circa, il regno si spacca in due entità distinte e spesso in guerra tra loro. Due sono le realtà politiche che vengono fondate: il Regno d’Israele al Nord, più grande, ricco, popoloso e aperto ai commerci, con Samaria come città capitale, il Regno di Giuda al Sud, più piccolo, povero, montuoso e isolato e con Gerusalemme che ne resta la capitale governata dalla dinastia di Davide. L’unitarietà che aveva caratterizzato precedentemente gli Ebrei era stata un elemento di forza solo quando si era rivelato necessario attribuirne valore di difesa contro i Filistei. Venuto meno il pericolo immediato, il Nord, più ricco e progressista, si rifiuta di pagare le pesanti tasse imposte dal Sud, retto dalla dinastia davidica, per mantenere le spese di corte di Gerusalemme. È questo il primo grande “scisma fiscale e politico” della storia ebraica.
Mentre la Bibbia si concentra su Gerusalemme, l’archeologia moderna dimostra che la vera potenza economica e militare era il Regno del Nord, cioè quello di Israele. Sotto la dinastia degli Omridi, dal re Omri e dal re Achab, Israele costruisce città monumentali fortificate (Megiddo, Hazor, Samaria) e schiera eserciti imponenti. Un ritrovamento archeologico rappresenta l’elemento chiave per suffragare siffatta distinzione. Nella celebre Stele di Monolite di Kurkh (853 a.C.), il re assiro Salmanassar III descrive una gigantesca battaglia a Qarqar. Nell’iscrizione, il re assiro menziona “Achab l’Israelita” come uno dei suoi nemici più temibili, capace di schierare ben 2.000 carri da guerra e 10.000 fanti.
Ciò che permette di ribaltare la percezione comune è cheper gli imperi stranieri dell’epoca, “Giuda” e Gerusalemme quasi non esistevano. La vera superpotenza regionale temuta dagli Assiri era il Regno del Nord, chiamato nelle cronache assire direttamente “Bit-Humri”, cioè la Casa di Omri.
La ricchezza del Nord attira l’attenzione della macchina da guerra più spietata dell’antichità: l’Impero Assiro. Nel 722 a.C., il re assiro Sargon II espugna Samaria e distrugge il Regno d’Israele. Gli Assiri applicano la loro tipica strategia geopolitica: deportano l’élite israelita in Mesopotamia e importano altre popolazioni straniere in Samaria (da qui nasceranno i Samaritani). Le dieci tribù del Nord si assimilano e scompaiono dalla storia, dando vita al mito storico delle “dieci tribù perdute”.
Questo evento cambia per sempre la demografia del Sud. Migliaia di profughi disperati fuggono dal Nord distrutto e si rifugiano a Gerusalemme, capitale del Regno di Giuda. È solo in questo momento, grazie all’afflusso di artigiani, scribi e ricchezze dal Nord, che Gerusalemme si espande improvvisamente, triplicando le sue dimensioni e diventando, per la prima volta, una vera città-stato sviluppata.
Rimasta l’unica realtà politica ebraica, il piccolo Regno di Giuda sopravvive per un altro secolo pagando tributi, finché non si ritrova schiacciato nella morsa tra l’Egitto e il nuovo gigante mediorientale: l’Impero Neo-Babilonese di Nabucodonosor II. Nel 586 a.C., dopo un lungo assedio, Nabucodonosor rasa al suolo Gerusalemme, distrugge il Primo Tempio e deporta la classe dirigente e intellettuale a Babilonia. Quest’evento disastroso non segna affatto la fine degli Ebrei, ma al contrario determina la nascita dell’Ebraismo così come lo conosciamo. È proprio durante l’esilio a Babilonia che i saggi ebrei, privati della loro terra e del loro re, inizieranno a mettere per iscritto le loro tradizioni orali per non perderle, trasformando la loro identità da “politica” a “culturale e testuale”.
Fondamentali risultano alcune considerazioni che permettono di smentire una chiave di lettura ingannevole, improntata sull’applicazione mistificante del concetto di colonialismo e che si adagia sugli indirizzi di pensiero orientati dai media. Quando l’Impero Assiro distrugge il Regno del Nord nel 722 a.C., la popolazione israelita non “colonizza” il Sud, ma vi si rifugia come massa di profughi interni. L’espansione di Gerusalemme in quel periodo è il risultato dell’accoglienza di consanguinei che fuggono dall’invasione straniera degli Assiri. I dati archeologici (ceramiche, stili edilizi, impronte di sigilli) dimostrano che la cultura materiale del Nord e del Sud è la stessa. Non avviene alcuna sostituzione etnica o invasione, ma una fusione di popolazioni culturalmente identiche e autoctone della stessa area geografica.
La retorica attuale dipinge spesso Israele come una potenza egemone e schiacciante. La storia dei secoli dal IX al VI a.C. mostra una realtà opposta: i regni israelitici sono entità minuscole e vulnerabili, costantemente minacciate dai veri colossi imperiali dell’epoca, cioè gli Assiri, i Babilonesi e gli Egiziani. Le scoperte di alcuni documenti fondamentali, come il Prisma di Sargon II o le Cronache Babilonesi, documentano che gli israeliti sono le vittime di brutali campagne di pulizia etnica, deportazione e distruzione di massa da parte di potenze imperiali straniere. Parlare di tradizionale imperialismo o persecuzione da parte ebraica è storicamente falso: per secoli la loro principale preoccupazione è stata la pura sopravvivenza biologica e culturale di fronte a imperi che vogliono cancellarli.
La narrazione faziosa tende a immaginare un blocco ebraico monolitico, antico e pianificato, finalizzato al controllo della regione. La storia oggettiva mostra invece una fragilità politica cronica, testimoniata dallo scisma del 930 a.C.
Subito dopo la fine del pericolo filisteo, i due regni si sono divisi e hanno persino combattuto tra loro. Questa profonda frammentazione interna attesta che le popolazioni locali non possiedono alcuna agenda di espansione o di dominio regionale, ma agiscono e hanno sempre agito secondo le logiche tipiche delle piccole società tribali e statali del Levante, lottando per l’autonomia locale e subendo le decisioni dei grandi imperi vicini.
Fonti Scientifiche e Archeologiche:
La Stele di Kurkh (853 a.C.); Il Prisma di Sargon II (720 a.C. circa); Le Cronache Babilonesi (tavolette d’argilla conservate al British Museum)
Bibliografia scientifica di riferimento:
Finkelstein I. & Silberman N. A., Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito, Roma, Carocci editore, 2002
Liverani M., Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Roma-Bari, Laterza, 2003.

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