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Franco Sacchetti, l’ultimo trecentista: la conquista del buon senso pratico, la saggezza e il nuovo valore della conoscenza

La modestia e l’umiltà sono le virtù alla base del modello esistenziale che Franco Sacchetti, poeta e novelliere, propone nelle sue opere. Una vita serena e senza pretese è quella che si augura di vivere lo scrittore, il quale disdegna ambizioni eccessive e manca di un coinvolgimento diretto e ipocrita nei fatti del tempo. Poco orientato a eclatanti eroismi, tantomeno interessato a guadagni eccellenti, la vita che Sacchetti conduce non è però scevra di impegni. Mercante e uomo politico, egli è costretto, invero, a viaggiare molto per conto del Comune di Firenze presso cui svolge molti incarichi diplomatici.

L’indole dello scrittore è semplice e votata alla naturalezza. Affatto privo di valori, Sacchetti pare votato a un ideale di moralità tradizionale che, in un’epoca di corruzione e di ipocrisie, lo induce a mostrarsi senza pretese, “all’antica”. De Sanctis si riferisce a lui come all’ultimo trecentista, sottolineandone l’irriducibilità a un clima socio-culturale improntato alla spregiudicatezza e al materialismo più sfrenato.

Si duole, Sacchetti, della morte di Boccaccio e in una canzone a lui dedicata ne fa l’elogio funebre. Con la scomparsa del grande novelliere fiorentino egli ritiene che non sia rimasto nessuno a dar segno di spene / a confortar che io salute aspetti. Sacchetti sostiene che la grandezza di pensiero, il rigore morale e la profondità della dottrina di Dante, Petrarca e Boccaccio non abbiano seguito tra i contemporanei. Non c’è nessuno che possa ritenersi degno continuatore dell’illustre esempio di quei tre grandi letterati che hanno segnato l’epoca. E molteplici sono i dubbi sulla possibilità che in futuro si presenti qualcuno che sappia eguagliarne il valore e le virtù.

Il fatto è che il mondo comincia ora a dedicarsial far di conto e alle “arti meccaniche” e la nuova generazione è tutta votata alle mode, al divertimento più sfrenato e al guadagno. […] S’egli è alcun che guardi, / gli studi in forni vede già conversi […]: le arti umane e le virtù non vengono più curate e allora, forse, è il momento di volgersi malinconicamente all’indietro e di guardare al passato con nostalgia.

Il secolo si chiude mestamente attraverso le parole di chi scorge, nei tempi attuali, uno svilimento del tradizionale carattere elitario e nobile dell’intellettualità, determinato da uno spostamento degli interessi umani dal piano dell’arte e della spiritualità a quello dei commerci e delle attività produttive.

La cultura smette di essere privilegio di pochi e la borghesia diviene classe colta e importante. La letteratura abbandona i temi della patria, della famiglia, della dignità della vita, si spoglia di ogni misticismo e comincia a trattare argomenti e tematiche nuove, intonate a una comicità scanzonata e a una voluttuosa gioiosità.

Non necessariamente si tratta di un abbassamento del valore della sapienza e della conoscenza quello che si determina con il cambio epocale che coincide con gli ultimi decenni del Trecento. Sacchetti è uno scrittore che si fa rappresentativo di questo passaggio storico per l’esemplarità del buon senso che egli associa alle virtù da cittadino onesto e capace di destreggiarsi nelle questioni pratiche della vita, che secondo lui l’uomo deve avere.

La novella Fazio da Pisa inclusa nella raccolta di racconti Trecentonovelle, alla cui stesura Sacchetti si dedica negli anni ’90 del Trecento, viene introdotta dall’io narrante che ricorda un episodio accadutogli qualche tempo addietro presso un’importante piazza di Genova. In quella occasione gli era capitato di incontrare un certo Fazio, proveniente da Pisa, il quale sosteneva di essere in grado, attraverso l’astrologia, di poter prevedere il futuro. Da quell’incontro scaturisce un dialogo fitto di battute, attraverso il quale Franco Sacchetti confuta la presunzione del suo interlocutore.

I ragionamenti proposti dal protagonista, cioè dal personaggio di Sacchetti stesso, sono improntati a una saggezza retta dalla capacità di destreggiarsi attraverso un senso pratico e un realismo nell’argomentare a cui l’interlocutore non può controbattere. È lo stesso Sacchetti che, in conclusione alla novella, rivela il significato dell’insegnamento e della morale che l’autore si propone di impartire ai lettori.

Sacchetti condanna chi vive e ragiona con la testa tra le nuvole. Nessuno scientismo è ammissibile alle soglie della modernità. Significativi gli stimoli che possiamo cogliere anche adesso rispetto al valore di questa fondamentale proposta. Bisogna acquisire un punto di vista concreto sull’esistenza e percepire la conoscenza come un bagaglio pratico di nozioni e di esperienze che consentano di avere come corrispettivo un comportamento onesto e votato umilmente al reale.

Il risvolto costruttivo della prospettiva aperta dalla nuova ideologia mercantile di stampo borghese è proprio quest’attenzione più fermamente rivolta alla realtà, alla quale approcciarsi con concretezza e saggezza. Ora più che mai risulta importante maturare un valore pratico da associare alla cultura, in un’ottica in cui la linea di continuità tra passato e futuro è quella che si riconosce nel valore effettivo, laico e rigorosamente razionale della conoscenza.

 

 

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Crediti immagine:

Ritratto di Franco Sacchetti (1332–1400 ca.) ad opera di Angelo Emilio Lapi, 1795. Pubblico dominio via Wikimedia Commons.

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