Pochi sanno vivere il fiume
In questi giorni di uggiosa solitudine
Camminare nel silenzio degli alberi di fuoco
Affrontare il fango delle golene
E la sagoma slanciata dei pioppi
Attraversare gli spiaggioni
Contro il sibilo sferzante del vento
Attraverso la pioggia e la nebbia che li avvolge
Noi che lì siamo nati
E proprio fra questi rovi
Al canto delle folaghe
Delle gallinelle
Dei merli e degli usignoli di fiume
Dei germani e delle canapiglie
Degli aironi
E allo spettacolo delle picchiate dei falchi
Abbiamo trovato la nostra gioia
Trascorrendo i momenti allegri della nostra infanzia
Con le corse sugli argini
Con quei giochi che ancora ci inseguono nel sonno
Osiamo ancora
Allontanarci dai luoghi simbolo
Di questa comunità
Per capire meglio
Quali nuovi valori
Ci vogliano vendere
Mode
Delirio di imitazione
Sono tanti gli stimoli dei consumi
Tutti contro i vecchi sapori
Quelli del casale
Di quei cibi
A fronte di ricordi di quelle acque gelide
Di quei mulinelli
Di quelle anse
Che ti mettevano pace in corpo
E gratitudine nell’anima
Eri partito col cuore pieno di curiosità
Di malinconia
Di amore
E di speranza
E tornavi felice su quei convogli sbuffanti
Chiassosi
Trascinati da quelle gloriose
Locomotive nere
Bucando quella coltre di nebbia
Che nascondeva perfino il marciapiedi
E le luci smorzate della stazione
La commozione dei tuoi
Accompagnava il tuo atteso ritorno
E ti ridonava d’un tratto
Insieme al loro abbraccio
A quell’aria rigida
Ai colori della campagna
E ai profumi di casa
Ciò che sembrava
Ti avessero irrimediabilmente tolto

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